Barcellona-Inter 3-3. Stultitiae Laus: elogio della pazzia.


È stato il buon Erasmo da Rotterdam a coniare il maggiore elogio alla personalità dell'Inter: pazza, pazza come una puledra libera nella prateria del calcio. Possiamo essere d'accordo, ma perché farne un elogio? Ce lo spiega lo stesso Erasmo. "Occorre sferzare con finissima ironia la grettezza e gli eccessi del razionalismo tattico e pretattico, contrapponendone la follia, cioè l'immediatezza della vita, dell'estro, della volubilità, dell'imprevedibilità del gioco nella sua irrazionalità creatrice." Ecco un perfetto ritratto dell'Inter, pazza in tutto, dalla proprietà al design delle maglie.
 

Pazza l'Inter lo è stata anche nella partita di ritorno con il Barcellona al Camp Nou dove si è visto di tutto. Entrata in campo con un dismesso atteggiamento da capro espiatorio, dopo aver subito un gol dal mefitico Dambelé, insanzionato killer per tutto il match, prende in mano la situazione nel secondo tempo sfoggiando una mentalità da leader che la porta subito a pareggiare con una magnificente prodezza di Barella per poi passare in vantaggio con il toro Martinez. 

Sembra fatta, ma la pazzia disattenta della difesa porta al pareggio di Lewandowsky. Altro colpo di follia e l'Inter ripassa in vantaggio, I 91.000 del Camp Nou ammutuliscono per il gol del ritrovato Gosens su passaggio perfetto del solito toro. 

Mancano pochi minuti alla fine, questa volta è proprio fatta. Nossignori: il solito Lewandowsky pareggia 3 a 3. Dovremmo accontentarci: il passaggio del turno di Champions è praticamente assicurato. Ma no, c'è ancora un ultimo brivido. L'Inter potrebbe ancora vincere se Asllani non sbagliasse la più esaltante delle occasioni della sua carriera. Pazza Inter! Amala!

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