Giappone-Croazia 1-1 (2-4 d.c.r.). Hegel docet.

In tutte le sue forme e in tutte le sue determinazioni, il calcio rimane tuttavia nel dominio dell'apparenza. Come si è già visto nella logica l'apparenza non è una parvenza ingannevole, ma la manifestazione necessaria dell'essere e della realtà in sé. 

Ma secondo Hegel (e in fondo anche secondo noi) il calcio non è la manifestazione più alta della realtà cioè dell'idea infinita (non fosse altro che dura solo 90 minuti). I suoi limiti sono quelli dell'intuizione sensibile e l'idea infinita sfugge all'espressione sensibile. 

Quello che ci resta è ad esempio la partita Giappone-Croazia dove un sorprendente Giappone ha tenuto in scacco una sorprendente Croazia, con l'idea infinita di miglior centrocampo del mondiale messa in discussione da un indolente centrocampo e un indolente Brozović. 

L'idea infinita della partita perfetta si scioglie alla luce del Sol Levante e dei tanti errori dei croati. I 90 minuti regolamentari si chiudono su un 1 a 1 in fondo giusto. 

I tempi supplementari confermano il risultato e si va quindi ai rigori. Rigori che evidenziano la pochezza dei samurai che sbagliano 3 rigori su quattro e un perfetto Brozović, gioiello dell'Inter che ne realizza uno perfetto, il più importante per il passaggio ai quarti della squadra a quadri rossi.

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