Inter-Fiorentina 4-0. L'asino di Buridano.
Il nome di Buridano (famoso filosofo e rettore dell’università di Parigi, 1300) è legato a quello del famoso esempio dell’asino, il quale messo in mezzo fra due fasci di fieno, morirebbe di fame prima di decidersi a mangiare l’uno o l’altro di essi.
Buridano ritiene, proprio come Inzaghi, che la scelta della volontà (chi metto dentro?) segua necessariamente il giudizio dell’intelletto. Tra due beni, uno maggiore, l’altro minore (con tutto questo ben di Dio è meglio questo giocatore o quest’altro, dovendo io scegliere fra una grande quantità incrementata dopo l’ultimo calciomercato) la volontà decide necessariamente per il bene maggiore.
Ma quando si tratta di due beni uguali che l'intelletto riconosce per tali la volontà non può decidersi né per uno né per l’altro. Ed è così che Inzaghi conferma la formazione classica. Buona decisione che vede il primo tempo dopo un avvio controllato dipanarsi con il ritrovato Thuram.
Il secondo tempo vede una scoppiettante Inter che anche con i cambi conferma una supremazia assoluta rispetto a una pochissima Fiorentina. La partita consacra ancora una volta Lautaro che con la sua doppietta diventa capocannoniere del campionato. Dulcis in fundo nessun gol al passivo.
Questa volta l’asino di Buridano ha scelto bene e non ha rischiato di morire per fame.



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