Bayern Monaco-Inter 2-0. Teutoburgo: la vendetta.
Si è andati a Monaco di Baviera con il chiaro intento di vendicare l'annientamento delle legioni romane a opera di quel grande traditore di Arminio nella funesta battaglia di Teutoburgo. Sempre di Alemanni si tratta (come il chiamava il sommo Gianni Brera). Si è andati dunque all'Allianz Arena con una chiara supervalutazione di sé.
Intanto a Roma, Seneca esprime i suoi pensieri sull'educazione chiarendo che il processo educativo non riguarda solo il fanciullo, ma anche i giocatori, quelli dell'Inter in modo particolare.
Il fine di tale processo è la formazione di una personalità aperta al senso della giustizia (vendicare Teutoburgo), della uguaglianza (ma come si fa a dire che non ci sono differenze fra l'Inter e quella che è attualmente considerata la squadra più forte d'Europa), della fraternità (eh no!, amici degli alemanni è troppo) contro ogni forma di violenza (d'accordo).
Insomma con questo spirito battagliero l'Inter è scesa in campo giocando un ottimo calcio.
Ma ecco di nuovo un tradimento: l'arbitro nonostante il Var non concede un rigore sacrosanto che avrebbe cambiato la partita. Partita che prende una piega favorevole al Bayern: segna Pavard, un franco gallico che milita nelle fila degli alemanni. Il secondo tempo, a parte i primi 10 minuti molto gagliardi, scorre su ritmi più consapevoli di aver avuto un atteggiamento velleitario.
Si arriva al 2 a 0 per il Bayern che ci ricorda l'insegnamento del grande imperatore filosofo Marco Aurelio che ci dice: "Guarda dentro di te. Dentro di te è la fonte del bene sempre capace di zampillare".
E allora l'Inter guarda dentro di sé e commenta: in fondo è stata una partita inutile, tanto noi che il Bayern siamo già qualificati per gli ottavi di Champions. Però ci permettete una considerazione? Abbiamo giocato veramente bene. Per la vendetta di Teutoburgo ci pensiamo un'altra volta.



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