Inter-Barcellona 1-0. Eraclito e il ciuffo di Lautaro.


Sugli spalti di San Siro, alle 21 del 4 ottobre, giorno del Santo Francesco patrono d'Italia (si spera nella protezione anche dell'Inter, italiana essa stessa) si accomoda Eraclito, il grande filosofo sponsor del divenire.

“Panta rei”, dice il filosofo, “tutto scorre”. E continua: “La realtà è come un fiume che non permette mai di immergersi nella stessa acqua.” Sembra un concetto favorevole all'Inter per la quale a forza di nuotare nel guano ipotizza un cambio di bacino con acque meno torbide e mefitiche.
 
Eraclito però aggiunge: “Ho una visione dualistica” e gli stuart interpretano così: a lui sembra che i giocatori del Barcellona siano almeno il doppio. “Ma no,” ribatte Eraclito, “voglio dire che per me l'unità scaturisce dalla sua stessa molteplicità. È la stessa cosa in noi (quando dice noi intende l'Inter): il vivo e il morto, il desto e il dormiente, il giovane e il vecchio, perché queste cose mutandosi, e tutto muta, diventano quelle”. La realtà insomma, in continuo divenire, si alimenta della lotta dei contrari. 
 
In attesa del loro divenire quelli dell'Inter se la giocano e prima della fine del primo tempo Santo Çalhanoğlu confeziona un gol superbo. 
 
71.000 spettatori collassano in uno spasimo disumano per tutto il secondo tempo fra gol annullati, fuorigioco del ciuffo di Lautaro e falli di mano che invalidano il pareggio dei Catalani. Fino agli incomprensibili 8 minuti di recupero finali.
 
Alla fine l'Inter si porta a casa il risultato con caparbietà abnegazione coraggio. È un'Inter nel suo nuovissimo abito di divenuta.

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