Argentina - Francia 3-3 (7-5 D.C.R.). L'istante e la storia.

Come dominio della realtà che diviene, la storia è secondo Kirkegaard il dominio del possibile. E quando le squadre entrano in campo per disputarsi la finale del campionato del mondo, il possibile è aperto a tutti gli esiti. 

Ciò che è accaduto nella storia (due titoli mondiali a testa per Francia e Argentina) è immediatamente conoscibile, ma non conoscibile immediatamente l'atto dell'accadere (di chi sarà la coppa?). Si dipana così una gara che è al contempo un thriller in tutta regola e una lezione di calcio inafferrabile e quindi foriero di suspence a più non posso...

Per i primi 78 minuti la Francia non è pervenuta. Qualcuno dice per colpa della febbre del cammello che avrebbe colpito mezza squadra. L'Argentina a questo punto è sicura di avercela fatta: dalla sua soprattutto la fede di tutti i fan. Poi, meraviglia dell'imprevedibilità del calcio Mbappé guarisce dalla febbre del cammello e scodella a modo suo due gol che portano le squadre al 2 a 2 e quindi ai tempi supplementari. 

Anche questo tempo aggiunto non risparmia da dubbi, paure e insicurezze. Insomma si va ai calci di rigore e vince l'Argentina (tre titoli con Messi che interpreta Maradona). Lautaro entra e pur sbagliando alla maniera di Lautaro gol già fatti, porta equilibrio a una suadra ormai allo stremo e sostenibilità. Finisce così, quella che per molti è stata la più avvincente finale nella storia dei mondiali. 

P.S. Il portiere argentino viene premiato come miglior portiere del mondiale, con una manona d'oro. E che fa il geniale Martinez davanti alle televisioni di tutti il mondo e allo stesso emiro. Si mette il trofeo sul pacco con un gesto volgare ma efficace  a testimoniare (piace a noi crederlo) la sua opposizione a un potere che ha fatto letteralmente morire migliaia di lavoratori trattati come schiavi.

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