Inter-Arsenal. Il mistero dell'essere.
Dice Heidegger che è il linguaggio a definire l'essere e dire Inter implica una serie di definizioni che determinano l'essere di una squadra che interpreta un certo modo di concepire il calcio: sportività, simbiosi fra difesa e attacco, estetica di gioco, finanche romanticismo.
Ebbene ammettiamo che qui l'essere è presentato non come un problema da risolvere a tavolino, ma come un mistero non definibile concettualmente. Non si può possedere o controllare e richiede di essere riconosciuto come qualcosa che ci supera e a cui dobbiamo prestare ascolto. Ascoltare l'essere non è una forma di passività, ma di attività che si traduce in azioni concrete di unione, come la fiducia e l'attaccamento alla maglia.
Ci aspettavamo di vedere nel confronto con l'Arsenal l'Inter che abbiamo imparato a riconoscere. Così non è stato a riprova del mistero che comporta l'essere: una squadra poco estetica, ma nel contempo formidabile nella difesa di cui non eravamo più abituati con le ultime prestazioni.
Nessun gol subito. Uno fatto. Sol uno. Ma quanto basta per portarsi a casa una importante vittoria di corto muso, contro una squadra di grandissima reputazione internazionale.
Essere Inter è ancora qualcosa di più di quello che pensavamo.


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