Juventus-Inter 1-1. Platone a Siracusa.
Giunti al culmine della pressione, così come Atene si decide di spezzare le reni a Siracusa, l’Inter va a Torino con la chiara voglia di dare una lezione di filosofia calcistica alla compagine condotta dal tiranno Dionigi-Allegri II.
Inzaghi sulle orme di Platone va a Torino per dimostrare la sua teoria delle idee, con al centro la grande idea del bel gioco, non quella sparagnina della Juve “corto muso”, mettendo un pullman di giocatori davanti alla propria porta, quasi fosse una sacra porta di Ilio. L’idea che l’Inter vuol dimostrare è impostata in modo rigorosamente razionale. Questa è l’idea di una visione intellettuale che indica l’interiore forma qualitativa.
Due assenze importanti in difesa, Bastoni e Pavard, sembrano influire sull’atteggiamento della squadra, proiettato in uno scenario guardingo e prudente, ribadendo platonicamente il concetto di conoscenza come reminiscenza. Inzaghi considera la conoscenza come una forma di reminiscenza, un ricordo che ci ricollega alle idee, da sempre nella nostra natura.
Rimembrando la batosta che gli Ateniesi hanno subito da Siracusa, l’Inter non vuole correre rischi con i torinesi. E allora, cautela. Reagire con calma olimpica a un goal di Vlahović con un capolavoro della LuLa.
Alla fine tutti si accontentano del pareggio: i nerazzurri restano in testa e i bianconeri, giustamente, secondi.

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