Atalanta-Inter 2-3. La dea incontra la divina.
Scendono in campo due dee (la dea Atalanta che si ispira alla guerriera Atena e la Divina superamata che interpreta alla perfezione Venere, tutta eros e compiacenze).
Ve le immaginate due dee, di splendida bellezza, che si sono promesse di darsele di santa ragione? Si sa che le dee, quando tarano il comportamento sui paradigmi degli umani spesso sbordano. Così sono guai. Però a vederle in campo non si può non rimanere ammirati da tanta bellezza. E allora di estetica parliamo.
Il termine estetica (dal greco aisthesis = sensazione) indica sia la riflessione filosofica dell'esperienza del sentire sia la riflessione sul bello, e quindi sull'arte e sul fare artistico. E il gioco del pallone è un grande esempio d'arte. Del resto per noi la partita concerne entrambi gli indirizzi: il sentimento ideale verso l'Inter e i canoni della bellezza del gioco interista, del gusto, del genio.
Platone, nel Fedro e nel Simposio inserisce l'idea del bello collegandola all'eros in grado quindi di portare l'uomo al concetto supremo di bene e di manifestare sensibilmente l'assoluto.
Nello stadiolo di Bergamo l'Inter dà una grande lezione di calcio all'arrogante Atena atalantina piazzando tre cazzotti nonostante l'Atalanta fosse andata in vantaggio per prima.
È un arrivederci benaugurante a gennaio. Siamo arrivati al grande INTERVALLO dovuto ai mondiali in Qatar. Ciao Inter.



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