Inter-Lazio 1-1. Segni.
Vinta la seconda stella, occorreva una partita che fosse degna comparsa a un festeggiamento destinato a rimanere memorabile. Ecco presentarsi l’occasione con la Lazio, in casa, proprio nella sera che sembra mandare un segno sinistro sulla tenuta di Zhang sul trono dell’Inter. La partita si svolge in un clima sonnacchioso dove non ci sono più traguardi in palio a fare da motore, anche se le migliori occasioni sono dell’Inter.
È stata soprattutto una serata di segni in onore alla logica come scienza dell’interpretazione. Il pareggio sta bene a tutti perché festeggiare con una sconfitta sarebbe stato inopportuno.
I segni sono concepiti come relazioni triadiche in quanto possiedono una “qualità naturale” (per esempio la stoffa di cui sono fatte le bandiere che sventolano a San Siro), una “connessione di fatto” con l’oggetto che significano (il movimento della bandiera in relazione alla direzione del vento), e infine un “significato” (l’Inter è la più grande).
Il significato emerge nell’abito dell’interpretante, cioè in quel comportamento che pone in relazione i primi due caratteri del segno e dice che il primo (la bandiera) “significa” appunto il secondo (la direzione del vento).
Così si sviluppa l’abito logico dell’uomo, attraverso una interpretazione illimitata, e l’uomo, l’interista, è a sua volta un segno, in un universo di segni, egli coincide infine con il suo linguaggio.


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